Il derby di Santo Stefano premia il carattere e la grinta dei padroni di casa che surclassano gli ospiti nonostante l’uomo in meno per 70 minuti. Un Catanzaro davvero deprecabile, senza grinta e schierato in modo approssimativo finisce per subire il meritatissimo pari di Ciervo che al minuto 105 realizza il penalty concesso dall’arbitro per un tocco con il braccio di Scognamillo.
Tatticamente la partita si è interrotta al minuto 21’ quando Caporale è stato espulso per fallo da ultimo uomo su Pittarello. Rosso diretto contestatissimo che costringerà il Cosenza a giocare con l’uomo in meno, chiudendosi con tutti gli effettivi dietro la linea della palla. Per il Catanzaro la partita sembra in discesa, ma le occasioni da rete arrivano con il contagocce anzi è il Cosenza ad avere l’occasione più nitida con Kouan che in ripartenza non inquadra lo specchio della porta.
Il 3-5-2 deciso da Fabio Caserta è il solito mix di incongruenze che non offrono adeguate soluzioni offensive e rivelano tutta la propria fragilità in fase difensiva. Fra giocatori fuori ruolo ed altri fuori condizione non si capisce davvero il senso delle scelte tecniche che propongono Buso mezzala (inconsistente in fase offensiva e sempre saltato quando c’era da fare filtro a centro), Compagnon a destra e Situm a sinistra. Ma questo aspetto di giocare con gli esterni a piede invertito ne abbiamo già ampiamente discusso e a poco serve tornarci su. La presenza di Pittarello in campo serve a riproporre la palla lunga che premia (!) la scelta del mister nella generosa concessione del rosso diretto al difensore rossoblù, ma nei restanti 94 minuti non serve a molto perché Pittarello non trova il modo di far salire la squadra. Petriccione e Pontisso aprono un dialogo fine a sé stesso coinvolgendo Iemmello che gioca sempre molto defilato, dove non è incisivo quindi vanificando la pericolosità offensiva che si ferma a qualche confusa sortita sulle corsie laterali.
Nell’unica occasione in cui si riesce a saltare l’uomo è Pittarello a superare il marcatore diretto e mettere la palla in mezzo per Petriccione che scivola e sulla respinta corta si avventa Pompetti che con il destro infila la rete. Per il resto registriamo un paio di conclusioni telefonate. Nel finale anche Brignola riuscirà a superare l’uomo, ma senza trovare la necessaria cattiveria di La Mantia che cicca clamorosamente la conclusione.
Di tutt’altro carattere e stampo la reazione del Cosenza che si difende chiudendo bene gli spazi e approfitta delle ripartenze sfiorando la marcatura. Esce dal basso senza trovare la necessaria opposizione (evidentemente l’uomo in più per i giallorossi aveva altri compiti) e confeziona almeno quattro occasioni da rete con un palo, un gol annullato per tocco di mano e infine il rigore che premia la voglia di non mollare degli uomini allenati da Alvini. Complimenti ai rossoblù.
Catanzaro: calciatori e staff tecnico inadeguati
Il giudizio post derby per gli uomini in giallorosso è decisamente severo. A poco serve giustificarsi con l’approccio alla gara, la maggiore determinazione degli avversari, il clima rovente e altre amenità simili. Il Catanzaro aveva il dovere di giocare a calcio con lucidità e cattiveria, approfittando della situazione di vantaggio tattico e di gol. La partita del “Marulla” certifica la scarsa adeguatezza di molti elementi, che non sono e non possono essere rappresentativi di un progetto tecnico degno di questo nome.
Tante, troppe le responsabilità di Fabio Caserta che nella ripresa cerca di correre ai ripari schierando Situm a destra ma senza riuscire a costruire superiorità sulla corsia. Quando decide di sostituirlo con Cassandro il Catanzaro non sarà capace di fare nemmeno un cross in area dalla corsia destra dove l’ingresso di Seck (al posto di Compagnon) si traduce in un unico spunto con azione individuale e palla deviata in angolo. L’ennesimo esterno a piede invertito che non salta l’uomo ma viene dentro al campo. Anche Buso lascerà il posto a Brignola, che almeno dimostra di avere un po’ di gamba e proverà una buona sortita nei minuti finali, ma non trovando pronto all’appuntamento un irriconoscibile La Mantia che ciccherà il pallone goffamente. La Mantia era subentrato a Pittarello in un improbabile 4-2-4 con i quattro attaccanti in linea senza che nessuno si proponesse in fase di rifinitura (altra perla tattica).
A dir poco deprecabile anche la gestione della partita. Nella ripresa saltano gli schemi, saltano le marcature e vengono fuori i limiti di una squadra che non ha nemmeno la forza oppure la capacità di andare in contropiede in superiorità numerica. Una squadra che non trova la lucidità di gestire la sfera e si fa addirittura infilare di rimessa.
Il Catanzaro oggi ha sbagliato qualsiasi cosa rimediando una figuraccia.
Con questa mentalità e questo modo di interpretare il calcio, il mantenimento della categoria è da considerarsi un lusso. Nel girone di ritorno le partite diventeranno autentiche battaglie e non si può pensare di vivere alla giornata raccontando di risibili miglioramenti.